Riporto materiale da wikipedia e da mariuana.it http://www.freecannabis.ch/ ed altri siti. Chiunque sia l’autore delle info che scrivo e desideri che vengano rimosse, mi contatti a info@sparksofmind.org.
Ricordo a tutti i lettori che sto scrivendo testi a scopo di ricerca di tipo commerciale/informatico.  

LA MARIJUANA: hashish erba maria ganja fumo moffo canapa cannabis indica cannabis sativa

Il termine marijuana si riferisce alle infiorescenze femminili essiccate e conciate delle piante appartenenti al genotipo THCAS (volgarmente "canapa indica"). In essa sono contenute diverse sostanze stupefacenti psicoattive, tra cui il principale è il Δ9-tetraidrocannabinolo. Il materiale vegetale o i preparati che ne contengono, sono considerati facenti parte delle cosiddette "droghe leggere".
La canapa indiana, o Cannabis indica, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle urticacee, originaria dell’ Asia, si è diffusa nel corso dei secoli quasi dappertutto, superando ogni tipo di avversità ambientali; è alta 1-2 metri ed è munita di foglie lunghe e frastagliate.

Confrontando il significato dei termini che indicano il nome della pianta nei gruppi linguistici Indoeuropeo, Finnico, Turco, e Semitico, è sempre presente la radice “kan”, con il doppio significato di “erba” e “canna”. Il suffisso “bis” deriva invece dall’ evoluzione linguistica del termine ebraico “bosm” e dall’ aramaico “busma”: odoroso, dal buon profumo, aromatico.

La Cannabis è una XXXXX dioica, ovvero esistono separatamente il maschio (che produce il polline) e la femmina (fecondata, produce fiori o semi). Solo in ambienti particolarmente ostili (oppure per via di forzature o per necessità di coltivazione) possiamo trovare infiorescenze maschili e femminili sulla stessa pianta.

Accompagna da sempre la storia dell’ uomo ed è stata sempre al centro di polemiche più o meno accese fino ai giorni nostri, ed ancora adesso gli addetti ai lavori sono perplessi, e molte volte divisi, sugli usi che le si possono attribuire.

Varie: Torta di fumo (semplicissima)
        
        
Marijuana in Cucina INGRDIENTI:
-Preparato per torte CAMEO al cioccolato
-Latte, burro ecc. (indicati nella confezione)
-5 grammi
EFFETTO: -Devastante (ma non istantaneo ci vuole circa 1ora e mezzo)

Ciao da cannabis, nella mia vita ne ho preparate a decine ritrovandomi con amici letteralmente sconvolti dagli effetti.

Ho sempre usato torte al cioccolato perchè copre il sapore del fumo soprattutto quando mi ritrovavo con del ciocco che a me non piace.

Allora:

prendete il preparato per torte versatelo in un contenitore, prendete il fumo (al massimo 5 grammi non esagerate perchè sono più che sufficenti) mettetelo nel forno ben caldo per poco tempo, state attenti a non arrostirlo, fin quando non brucia al tatto. Prendete una tazza o qualcosa del genere e sbriciolatelo il più possibile. Se il fumo è ben caldo non ci sono problemi si dovrebbe sbriciolare con semplicità. Esaminate bene la polvere di fumo e sbriciolare gli eventuali "caccoli" con l'accendino perchè si sentono quando si mangia. Fatto ciò la parte più complicata è fatta ora basta aggiungere la polvere di fumo a quella dell'impasto, mescolare bene e rendere tutto omogeneo, seguite le indicazioni e gli ingredienti riportati nella confezione della torta, infornatela e il gioco è fatto.

Il forno caldo è minimo 180°C abbastanza per sterillizzare il fumo che non si sa da dove viene.

Spero di essere stato chiaro:

Ciao da Cannnabis

L'Hashish prodotto in Nepal, Afghanistan, India, Pakistan, e nei paesi intorno all'Himalayas viene prodotto strofinando piante vive di marijuana con le mani.

Il concetto è quello di far attaccare la resina morbida e appiccicosa a una superficie e poi raccogliere la resina raschiando per esempio le mani. Questa resina ha colore tra il marrone scuro e il nero in superficie mentre il colore è più chiaro all'interno. Può venire adulterata con tutti i tipi di olio incluso quello di palma o cocco.

uesto piccololo manuale-guida , spiega in modo semplice come estrarre hashish dalla marijuana. sicuramente non vi renderà ricchi , infatti
alle nostre latitudini é difficile fare delle grosse produzioni tali da permetterne un successivo spaccio.
Di seguito cercheremo di spiegare in modo semplice come andrebbe fatto il " polline " e tutti gli altri tipi di
moffo chiaro. Và detto che non c'è nulla di piu' triste che incontrare un fumatore che non sà da cosa si
ricava l'hashish, in Svizzera (dove abito) succede spesso...
Per preparare 8-10g di hashish di ottima qualità occorrono circa 100-120g di canapa ben secca. Noi consigliamo di non utilizzare mai i fiori migliori ma solo cime scarse (magari quelle cresciute nella perte bassa della pianta) e le foglie piccole (belle resinate) vicino ai fiori .

Materiale necessario X la produzione di 8-10g di hashish di ottima qualità:

-100-120g di fondi di canapa (foglie e rimasugli di cannabis)

-una bacinella di plastica a pareti lisce (tipo di 50 cm di diametro)

-una maglietta vecchia senza buchi/ lenzuolo tagliato / tovaglia ecc

-un sacco di plastica

-una plastica del pacchetto delle sigarette (mutanda)

Preparazione:

Prima di tutto pulire bene la bacinella di plastica e assicurarsi che sia ben asciutta.
Una volta pulita la bacinella infilatela nella maglietta e create una sorta di tamburo(FOTO).
Questo passo é il piu' difficile dovete riuscire a tendere la maglietta sopra la parte
aperta della bacinella di seguito fissare la maglietta legando tra loro le due estremità
usate per tenderla, in questo dovreste ottenere una sorta di tamburo che al posto della
pelle ha la vostra maglietta. Praticamente la maglietta servirà a filtrare la materia fine (hashish)
da quella grossa (cannabis). A questo punto potete stendere l'erba sulla maglietta tesa, prendete
ora il sacchetto di plastica che avevate preparato e usatelo a mo' di cappuccio sulla bacinella (FOTO),
in questo modo eviterete di spargere ovunque la canapa. Una volta fissato il sacchetto in modo da
non far fuoriuscire canapa ovunque, potete iniziare a picchiettare sul sacchetto in modo da agevolare
il distaccamento delle particelle di resina dalle foglie e fiori ,continuate a battere leggermente con la
mano o un cucchiaio per almeno 10 minuti. Ora se tutto é stato eseguito correttamente dentro la
bacinella dovreste trovare della polvere di hashish vergine. Se la polvere é troppo poca eseguite
nuovamente il procedimento magari tendendo maggiormente la maglietta, ripetere l'operazione anche piu'
volte fino ad ottenere circa 8-10g di hashish. Una volta ottenuta la polvere vi conviene passarla in un setaccio fine (colino) per separare eventuali residui indesiderati dalla sublime polvere. A questo punto mettete la polvere di hashish nella plastichina delle sigatette cercando di comprimerla un po a mano in modo omogeneo. Ora passiamo all'ultima fase di lavorazione:
- LA PRESSA (FOTO)
Esistono diversi modi per pressare l'hashish ma il migliore che conosco che tutti possono fare é la pressa a caldo, si tratta infatti di pressare quanto possibile a mano la polvere di hashish dentro alla plastica delle sigarette e di seguito chiudere la parte sopra della mutanda (la plastica delle sigarette) a mò di pacchetto, con una striscia di nastro adesivo, a questo punto serve un foglio di carta dimensioni a4 da usare come carta da imballaggio per ricoprire il pacchetto di plastica contente la polvere precedentemente "pressata" a mano. Una volta imballato il tutto con la carta chiudere bene con il nastro adesivo e bagnare abbondantemente con acqua (magari con un pennello) di seguito infornare per
5-6 min a 150 gradi,appena tolto dal forno il pacchetto dovrebbe essere abbastanza caldo a questo punto pressarlo tra due tavolette con una morsa oppure con la gamba di una sedia ma sempre tra due tavolette di legno (per ottenere un risultato ottimale pressare più volte cercando di cambiare ogni volta il punto di maggiore pressione in modo da pressaro uniformemente.

La cannabis è in assoluto la "droga" illegale più usata nel mondo. Un libro sulla cannabis non può quindi iniziare senza qualche accenno ai concetti generali sulle "droghe": come vengono definite, perché vengono usate, che effetto fanno.

1.1 DEFINIZIONE
Dal punto di vista farmacologico, si definiscono "droghe" tutte le sostanze che "modificano la psicologia o l'attività mentale" (definizione dell'O.M.S.). Tale modifica è definita "effetto psicoattivo". Il termine "droga" è spesso sostituito da quello di "sostanza stupefacente" (o "narcotico"), di cui è considerato equivalente. Il significato di questo termine è però diverso, a seconda del contesto. In senso strettamente scientifico, sì intendono per "sostanze stupefacenti" una serie dì sostanze che hanno effetti Farmacologici analoghi a quelli tipici degli oppiacei: sedazione, stato stuporoso, sonno. Nel linguaggio legale e burocratico, che è adottato spesso anche dai mass media, il termine "stupefacente" non ha alcun significato descrittivo degli effetti farmacologici, ma è semplicemente una definizione applicata a tutte le sostanze illegali. Da questo equivoco semantico deriva un equivoco concettuale. Infatti, gran parte dell' opinione corrente ritiene che alcune sostanze (le "droghe") siano siate messe fuori legge perché hanno in comune una fondamentale qualità farmacologica, quella cioè di essere "stupefacenti", quando invece è vero il contrario: esse sono definite "stupefacenti" solo perché sono illegali.

Negli ultimi decenni si è affermata nell'opinione corrente la distinzione fra droghe "leggere" e "pesanti": di queste ultime si da per scontata una maggiore tossicità e la possibilità di provocare tossicodipendenza. La cannabis viene tradizionalmente definita come "droga leggera", eroina e cocaina come "droghe pesanti". Questa classificazione non ha basi scientifiche: infatti accomuna sostanze assai diverse come l'eroina e la-cocaina e lascia ìnclassificate altre sostanze, come l'alcool, che pure provocano tossicodipendenza. Può essere accettabile soltanto in quanto sottolinea la diversità della cannabis da altre sostanze più nocive.

1.2 EFFETTI
A seconda degli specifici effetti (modifiche dell'attività mentale) le droghe sono state classificate in tre fondamentali categorie farmacologiche:
a) PSICOLETTICI, che hanno un effetto calmante e depressivo: oppiacei, sedativi, analgesici, sonniferi, alcolici, ecc.
b) PSICOANALETTICI (stimolanti), che eccitano l'attività mentale: cocaina, caffè, amfetamine, ecc;
e) PSICODISLETTICI (psichedelici), che determinano una modifica dell'attività cerebrale, caratterizzata da un modo diverso di interpretare le percezioni: funghi allucinogeni, LSD, mescalina. "ecstasy", ecc. In questa classificazione, la collocazione della cannabis è incerta: se ne parlerà al paragrafo 3.5.

Va peraltro chiarito che gli effetti stimolanti, depressivi e psichedelici possono coesistere nella stessa sostanza. Gli effetti delle sostanze non vengono determinati soltanto dalle loro proprietà farmacologiche, ma anche dalle condizioni in cui vengono usate, e cioè:
MODALITÀ D'USO: dosaggio, via di assunzione (per bocca, per iniezione, per aspirazione del fumo, ecc.)
SET: fattori legati all'individuo; personalità, età, condizioni fisiche, umore, cultura, ecc.
SETTING: fattori legati alle circostanze esteme in cui la sostanza viene usata (ambiente, persone, ecc.)

1.3 MOTIVAZIONI
Per quale motivo la gente assume le droghe? Le motivazioni possono essere collegate a quattro modi di uso:
a) Uso sperimentale: motivato dalla curiosità o dal desiderio di nuove esperienze.
b) Uso sodale-ricreativo: per acquisire uno stato psichico-adatto al godimento dei momenti ricreativi (musica, conversazione, balli, ecc.)
c) Uso strumentale: per affrontare una specifica situazione o condizione: ad esempio per annullare la tensione (tranquillanti), per migliorare le prestazioni fisiche o intellettuali (stimolanti), per dormire meglio (sonniferi), ecc.
d) Uso espressivo: motivato dalla esigenza di esprimere la propria identità individuale o di gruppo. Questi diversi modelli sono spesso coesistenti.

1.4 TOLLERANZA E DIPENDENZA
Gli effetti delle droghe sono condizionati da due fenomeni fondamentali e tipici: la "tolleranza" e la "dipendenza". ,
TOLLERANZA: dopo un certo periodo dì uso frequente, gli effetti della sostanza si indeboliscono: di conseguenza, per ottenere l'effetto delle dosi iniziali, i consumatori sono costretti ad.aumentare le dosi. Il fenomeno Si estingue dopo un certo periodo di interruzione dell'uso.
DIPENDENZA FISICA: dopo un certo periodo dì uso continuato (per cui il corpo umano non riesce a metabolizzare completamente la sostanza), la sospensione dell'uso determina una serie di disturbi fisici: la crisi di astinenza
DIPENDENZA FISICA COMPORTAMENTALE; fenomeno farmacologico per curia sospensione dell'uso determina disturbi psicologici, tra cui la compulsione (desiderio incontrollabile) all'uso della sostanza. In certi casi, l'uso ripetuto della sostanza determina una condizione di tossicodipendenza, in cui l'uso di droga diventa indispensabile nell'esistenza del soggetto.
2 LA CANNABIS

"Cannabis" è il nome della pianta da cui derivano le "droghe", conosciute nella cultura occidentale coi nomi di "hashish" e "marijuana". In questo capitolo vengono forniti alcuni dati essenziali sulle varietà botaniche della pianta, e sulla farmacologia dei suoi derivati psicoattivi.

2.1 LA PIANTA
Dal punto dì vista strettamente botanico, esistono tre specie dì cannabis: la c.indica (che cresce in Asia), la c.sattva (che cresce in America ed Europa,) e la c.ruderalis (in Siberia e Russia). In generale, è più usata la classificazione della cannabis in due varietà:
- cannabis indica, che cresce spontaneamente nei paesi del sud, è alta circa un metro, ha un fogliame fitto ed è ricca di resina;
- cannabis sativa, che cresce nei paesi del nord, è alta fino a sei metri ed ha un fogliame più rado.
La cannabis sativa (canapa) è stata usata per secoli per la produzione di tessuti, di fibre, di carta; i semi sono usati come mangime per gli uccelli e anche per produrre olio (Grinspoon 1993,p.1). La varietà usata come droga è tipicamente la cannabis indica. Anche la cannabis sativa ha comunque, un ridotto effetto psicoattivo.

2.2 I PRODOTTI PSICO-ATTIVI
II "principio attivo" (cioè l'elemento determinante per gli effetti psicoattivi) della cannabis è il delta-9-tetraidrocannabinolo (delta-9THC, abbreviato generalmente in "THC"), Sebbene il THC determini gran parte degli effetti psico-attivi, i suoi effetti non possono essere considerati equivalenti a quelli di tutta la pianta.
Il contenuto di THC (espresso in percentuali) è variabile a seconda della specie e delle condizioni di crescita. Le parti più ricche di THC sono le sommità fiorite, meno ricche le foglie. Il THC può essere prodotto anche per sintesi. Dalla pianta di cannabis sì ottengono diversi prodotti psico-attivi:

- hashish secrezione resinosa delle sommità fiorite, agglomerata in blocchi;
- marijuana (in America ed Europa),' bhang (in Asia): mistura di prodotti dell'intera pianta;
- ganja (usata in India): sommità fiorite;
- sinsemilla: marijuana coltivata in maniera particolare che non contiene semi (non utilizzabili)
- olio di cannabis: concentrato alcoolico.

Il contenuto di THC è generalmente superiore per l'hashish che per la marijuana: convenzionalmente si attribuisce alla marijuana un contenuto dell'1%, all'hashish del 5% (Canad. Comm. 1972,p.31). In realtà, la marijuana può raggiungere (in determinate condizioni di crescita, specie se coltivata in serra) contenuti di THC tino al 10%, l'hashish fino al 15%; l'olio ha contenuti tra il 20 e il 55%. Il contenuto di THC decresce col tempo: in media del 3-5% al mese; il deterioramento è accresciuto dal calore e dalla luce. Marijuana e hashish vengono generalmente fumati. Con questa modalità dì assunzione, parte del THC viene distrutta dal calore, e i polmoni ne assorbono circa la metà.

Gli effetti iniziano qualche minuto dopo l'assunzione, raggiungono il massimo dopo circa mezz'ora, cominciano a diminuire dopo un'ora e svaniscono dopo circa tre (cfr. Weil-Zinberg 1968, p.164). La cannabis può essere anche ingerita, generalmente impastata in cibi dolci ("space cake"). In questi casi l'assorbimento del THC è molto inferiore (1/3) a quello polmonare; l'effetto inizia dopo circa 45' a stomaco vuoto, dopo un paio d'ore a stomaco pieno, e dura da 6 a 12 ore. Rispetto alla pratica del fumo, sono necessari quantitativi maggiori a parità di effetto; d'altra parte, a differenza che per il fumo, è praticamente impossibile una somministrazione graduale, che permetta un controllo del livello degli effetti.
II decotto di cannabis (cioè il liquido che residua da ebollizione per almeno un'ora) è molto usato in India con il "bhang"; l'ebollizione prolungata sembra determinare un aumento del 40% del contenuto di THC. L'olio di cannabis viene in genere fumato insieme al tabacco.

I prodotti della cannabis presenti sul mercato illegale non sono generalmente sofisticati. Fa eccezione l'olio, che sul mercato USA è spesso tagliato con sostanze farmaceutiche (come il PCP, un tranquillante per uso veterinario, piuttosto tossico).
3 GLI EFFETTI

I trattati sulle droghe danno generalmente poco o nessuno spazio agli effetti delle sostanze, al di fuori di quelli tossici. La conoscenza di questo aspetto ci sembra indispensabile per impostare e approfondire il problema. In questo capitolo verranno descritti gli effetti della cannabis sul fisico, sulla psicologia e sul comportamento. Gli effetti negativi o tossici vengono trattati a parte nel capitolo 5, e quelli terapeutici nel capitolo 6.

3.1 TOLLERANZA E DIPENDENZA
Come si è visto (paragrafo 1.5) i fenomeni di tolleranza e dipendenza vengono considerati fondamentali nella vantazione delle "droghe".

TOLLERANZA - Con uso continuato di cannabis, è dimostrato un certo livello di tolleranza (necessità di aumento delle dosi). La tolleranza si estingue dopo una interruzione dell'uso per un paio di giorni (cfr. N.A.S.1982,p.26)

DIPENDENZA - Non è dimostrata con l'uso di cannabis una vera e propria dipendenza fisica. Sul problema si è così pronunciata l'O.M.S. nel 1965:
"[...] assenza di dipendenza fisica, così che non esiste una definita e caratteristica sindrome dì astinenza" (W.H.O., 1965).

La questione della dipendenza psichica è stata così riassunta dalla Commissione Canadese del 1972:
"...Molti consumatori trovano evidentemente la cannabis desiderabile e piacevole, e spesso escono per acquistarla, a rischio di severi provvedimenti legali ...tuttavia, non sembra si sviluppino l'insaziabilità e l'urgenza della dipendenza da oppiacei, barbiturici, alcool e tabacco..." (Canad. Comm.1972,p.124).
La cannabis è usata spesso assieme ad altre persone in circostanze in cui una serie di altri fattori è essenziale al raggiungimento della gratificazione: musica, un certo tipo di abbigliamento e di consumi, ecc.. In questo contesto, la dipendenza psichica da cannabis ha lo stesso valore della dipendenza dagli altri fattori.

3.2 EFFETTI FISICI
L'arrossamento degli occhi e la diminuita salivazione (che si traduce in un senso di "bocca secca") sono i sintomi più tipici (e ben conosciuti dai consumatori) dell'uso di cannabis. Altri effetti fisici sono: accelerazione del polso e diminuzione della pressione del sangue in posizione eretta.

3.3 EFFETTI PSICOLOGICI
Schematicamente, gli effetti psicologici della cannabis si concretano in diversi aspetti: a) percezioni sensoriali; b) riferimenti spazio-temporali; c) processi mentali; d) emozioni. Questi effetti sono stati studiati a fondo da alcuni autori statunitensi (cfr. Anonynous 1969, Tari 1971); essi verranno qui brevemente descritti e analizzati, corredandoli con alcune testimonianze di consumatori.

3.3.1 Percezioni sensoriali
Con l'uso di cannabis, le percezioni non vengono alterate, ma vengono intensificate e in certi casi possono essere interpretate in maniera diversa da quella dello stato di normalità. Questa diversità può essere meglio compresa con un esempio. Quando vediamo un oggetto esterno, la sua forma viene riprodotta come immagine dall'organo della vista, che è l'occhio; l'immagine viene interpretata dal cervello, che te attribuisce un significato preciso; l'occhio agisce insomma come una macchina fotografica, e l'elaborazione mentale traduce l'immagine nell'idea di un oggetto riconoscibile. Quando l'immagine è alterata, si ha una "allucinazione". La cannabis non altera l'immagine, ma può alterare l'interpretazione a livello mentale.

Percezioni visive - Con l'uso dì cannabis si può determinare una percezione più acuta dei contorni, dei colori, delta profondità delle immagini; in certi casi, si può avere l'impressione di forme e significati particolari in immagini visive di oggetti che hanno funzioni del tutto diverse.
Percezione dei suoni - Uno degli effetti più tipici della cannabis è quello sulla percezione sonora. I consumatori percepiscono in misura più marcata la separazione spaziale delle fonti sonore; i suoni possono evocare immaghi e colori. Ascoltando la musica, viene particolarmente apprezzata qualità dei suoni, e in certi casi vengono percepiti nelle linee armoniche significati particolari; Hochman ha espresso una interessante teoria secondo cui la musica verrebbe interpretata in maniera "professionale" (cfr. Hochman 1972, pp. 69-70).

Riportiamo qui un paio di testimonianze personali di consumatori:
"la musica non si limita a riempirti le orecchie, ma ti esplode dentro in un discorso che ha una ferrea logica narrativa, dove ogni strumento un personaggio che vive e racconta la sua storia" (testimonianza raccolta dall'autore).
"la melodia [...] si trasforma in una vasta operazione aritmetica, nella qua i numeri generano numeri, e voi ne seguite le fasi e la generazione [...] con una agilità uguale a quella dell'esecutore (Baudelaire 1970,p.43).

Percezioni tattili, gustative, olfattive - Vengono incrementate rispetto al stato normale; è tipico l'effetto di aumentare l'apprezzamento per i sapori dei cibi, che è collegato all'effetto di farmaco anti-emetico (cioè ad azione contro il vomito) e stimolante dell'appetito.

3.3.2 Riferimenti spazio-temporali
Possibili modifiche della interpretazione delle distanze, che possono apparire più lunghe o più brevi. Marcata e tipica la percezione di temporale, collegata con la diminuzione dei legami col passato e col futuro. Ne deriva una particolare concentrazione in tutto ciò che accade nel momento presente.

3.3.3 Processi mentali
Memoria - Un effetto tipico è quello di indebolimento della memoria immediata, fino al punto di non ricordare l'inìzio della conversazione. Questo effetto è stato riscontrato soltanto a dosaggi alti (cfr. Canad. Comi 1972,p.54).

Attività intellettuale - Gli effetti più frequentemente riferiti dai consumatori sono:
- la maggiore accettazione delle contraddizioni e dell'ambiguità, maggiore recettività al lato comico delle situazioni;
- significati diversi e profondi in situazioni familiari e scontate ("ja-mais vu"); cosi' Benjamin descrìve la sua esperienza in un banale caffè di Marsiglia: "gli eventi si producevano come se la visione mi avesse sfiorato con una bacchetta magica facendomi sprofondare in un sogno su di essa" (Benjamin 1975,p.85);
- tendenza all'introspezione
- pensieri vaganti, associazioni vivaci e spontanee, sensazione di aumento dell'immaginazione:"può [...] aversi una produzione addirittura tumultuosa di immagini, indipendentemente da ogni restante fissazione e impegno della nostra attenzione. [...] sotto l'effetto dell'hashish per presentarsi dinanzi a noi le immagini non hanno alcun bisogno della nostra attenzione" (Benjamin, op.cit.,p.90).
L'esperienza del "jamaìs vu" può provocare, in dosi forti e/o in soggetti impreparati, ad uno Spiacevole senso di "depersonalizzazione" e di perdita dell'identità.

Attenzione - Gli effetti sono complessi e contraddittori. Schematizzando al massimo:
a) la modifica delle percezioni sensoriali sì concreta in una attenzione che è aumentata di intensità ma con un minore raggio di estensione; ne deriva le tendenza ad occuparsi dì una cosa per volta, come per es. ascoltare la musica oppure parlare, anziché ascoltare e parlare allo stesso tempo;
b) a dosaggi bassi e medi, la percezione di tempo rallentato, determinando una maggiore concentrazione sul presente, può aiutare a concentrarsi su determinati stimoli intellettuali; ad alti dosaggi, l'aumentata produzione di associazioni e fantasie può rendere difficile la concentrazione su un soggetto predeterminato.

3.3.4 Emozioni
In linea generale, sembra che la cannabis abbia un effetto intrinsecamente positivo sull'umore, determinando rilassamento, serenità, tendenza al ridere. La facilità al ridere, (a volte in maniera irrefrenabile), riferita spesso dai consumatori iniziali, meno da quelli abituali. Le emozioni possono essere amplificate, ma anche in senso negativo:
ciò può provocare reazioni negative di una certa gravita.

3.4 EFFETTI COMPORTAMENTALI

3.4.1 Premessa
Gli effetti comportamentali si riferiscono soprattutto alle modalità ci cui gli effetti psicologici della sostanza influiscono sul comportamento delle persone.
Su questo argomento occorre chiarire subito una questione. È piuttosto diffusa nell'opinione corrente la tendenza a confondere le condizioni dei consumatori quando sono sotto gli effetti delle sostanze con l'aspetto complessivo e permanente della loro personalità. Ad esempio, uno spot. pubblicitario antidroga USA del 1989 chiedeva al pubblico se sarebbe stato disposto a farsi operare da un chirurgo che fumava marijuana. In realtà, è arbitrario estendere gli effetti della intossicazione acuta a tutta l'esistenza del consumatore: chi usa cannabis, come del resto alcool cocaina, non è necessariamente sempre in stato di intossicazione.
Va quindi ribadito che gli effetti comportamentali della cannabis sono strettamente limitati al periodo dell'intossicazione.
Dopo questa doverosa premessa, passeremo a trattare gli effetti de cannabis sul comportamento, in relazione ad alcuni aspetti specifici e ci sembrano fondamentali: i rapporti sociali, la sessualità, e la. guida di veicoli.

3.4.2 Integrazione sociale
Secondo una analisi accurata di Tart (che si riferisce ai consumatori USA degli anni 60), la cannabis ha un effetto "disintegratore" sui "ruoli sociali" imposti dalle convenzioni; l'uso della sostanza determinerebbe i consumatori una minore disponibilità a rispettare le regole non serie dei rapporti "formali" (Tart 1971, p.289).
Altri effetti considerati tipici: tendenza a diminuire la chiassosità (collegata alla diminuzione dell'aggressività); maggiore solidarietà di gruppo.
La intensificazione dei rapporti con gli altri può essere un fattore positivo se i rapporti sono tendenzialmente buoni. In caso contrario, può essere traumatico: "nello stato di enorme sensibilità prodotto dall'hashish ogni sensazione di non venir compresi minaccia di trasformarsi in una sofferenza" (Benjamin 1975,p.89).
Per meglio chiarire la questione, è opportuno un confronto con l'alcool. La cannabis ha in comune con l'alcool l'effetto di indebolire le inibizioni. Per l'alcool, l'effetto disinibitorio può risolversi nel superamento di regole sostanziali di etica collettiva, e quindi in una incontrollabilità degli impulsi aggressivi e violenti: l'alcool è infatti considerato in assoluto come la sostanza psico-attiva più frequentemente collegata a comportamenti violenti. Per la cannabis si ha un superamento di inibizioni che riguardano il modo di comunicare con il prossimo, piuttosto che gli impulsi aggressivi: "Tutte le ricerche [...] hanno smentito che l'uso di marijuana provochi un aumento di aggressività. [...] la marijuana ha un effetto sedativo e può in qualche misura ridurre [...] la possibilità di comportamenti aggressivi verso altre persone (NAS 1982, p.128).

3.4.3 Sessualità
Tra gli effetti più frequentemente descritti dai consumatori, vi sono quelli di aumento del desiderio sessuale, di un orgasmo più piacevole, di maggiore contatto fisico e spirituale: "a volte è soltanto angoscia che si trasforma in desiderio di contatto e 'mescolamento fisico secondo un ritmo insolitamente lento quasi immobile con carezze che dai e sentì contemporaneamente perché si trasmettono con vibrazioni sottilissime a tutte le parti del corpo unite e senza confini" (testimonianza raccolta dall'autore).

Gli effetti della cannabis sull'attività sessuale sono stati analizzati da una ricerca USA su 150 soggetti seguiti fra il 1970 e il 1977. Risultati in sintesi:
- la durata dell'atto sessuale tendeva ad aumentare;
- la qualità dell'orgasmo veniva percepita, come superiore alta norma dal 58% dei maschi e dal 32% delle femmine:
- il desiderio del/la partner abituale veniva aumentato per il 50% di) maschi e per il 60% delle donne; risultava invece diminuito in una esigua minoranza;
- in misura minore era aumentato il desiderio di un/a partner occasionale (per il 43% dei maschi, per il 14% delle femmine);
- gli effetti sensoriali più accentuati erano il tatto (59% dei maschi e 57% delle femmine) e la sensazione di intimità fisica (rispettivamente 51% e 56%) (cfr. Halikas et al 1982).

Degno dì nota appare l'effetto di "aumentato desiderio per il/la partner abituale", che è confermato da questa testimonianza di un consumatore 60enne, sposato da 27 anni:
"dopo aver fumato, sembrava di avere con mia moglie un'avventura ballavamo al suono dei dischi rock, recitavamo o addirittura giocavamo come due ragazzini" (Avanti, 11 agosto 1988).
Secondo un avvocato USA di 44 anni (consumatore quotidiano di cannabis), "la marijuana aveva reso possibile una attività sessuale "eccellente anche negli ultimi anni del matrimonio, nonostante l'aumento delle tensioni e dei risentimenti" (cit. da Haas-Hendìn 1987,p.339). D'altra parte, la cannabis non ha un effetto specificamente afrodisiaco vale a dire dì eccitazione diretta sulla fisiologia del sesso; al contrario dosi forti (come avviene tipicamente per l'alcool) può avere un effetto negativo sull'orgasmo.

3.4.4 Guida di veicoli
In linea generale, gli effetti farmacologici della cannabis rendono se sconsigliabile il suo uso durante la guida dei veicoli.
I livelli di rischio dell'uso di cannabis, in confronto a quelli dell'uso di alcool, sono stati oggetto dì diverse ricerche. Generalmente, l'uso di alcool e risultato più pericoloso: questa sostanza infatti (diversamente dalla cannabis) determina un aumento dei tempi dì reazione, dell'aggressività (e quindi della tendenza alla velocità) (cfr. NAS 1982, p.1) Al contrario, l'uso dì cannabis induce generalmente a una minore velocità.
D'altra parte, diverse ricerche hanno riscontrato che gli effetti dell'uso congiunto di alcool e cannabis sono più rischiosi della somma di ciascuna delle due sostanze usate da sola. Poiché questo avviene spesso, è un rischio che va tenuto presente.
Come si è già accennato, l'alterazione della capacità di guidaè strettamente limitata al periodo dell'intossicazione. È quindi assolutamente priva di fondamento la pratica di togliere la patente a soggetti che fanno uso di cannabis sulla base dei test delle urine. che provano non lo stato di intossicazione in atto (al contrario, essi possono essere addirittura negativi al momento della intossicazione), ma una intossicazione nel passato: nel caso della cannabis, il test può risultare positivo anche un mese dopo l'ultima assunzione.

3.5 QUADRO COMPLESSIVO OEGLI EFFETTI
La collocazione della cannabis nel contesto della classificazione di cui al par. 1.2 è incerta. Qualcuno la considera "psicodislettica" (cfr. Canad.. Gomm. 1973, p.281), altri non la inseriscono in nessuna delle tre categorie.
In realtà, si può convenire che motti effetti della cannabis (in particolare quelli che venivano ricercati dai consumatori negli anni '60 e 70 in un contesto di "cultura alternativa") erano simili, seppure molto più blandi, a quelli delle sostanze psichedeliche. D'altra parte, le proprietà della sostanza che venivano utilizzate nella medicina tradizionale asiatica, e nella medicina occidentale del secolo scorso, appartengono piuttosto all'ambito degli "psicolettici' : e queste stesse proprietà si stanno rivelando essenziali per alcuni usi terapeutici della cannabis che si sono affermati negli ultimi anni (e che vedremo meglio nella parte 6). D'altra parte, il quadro complessivo degli effetti della sostanza è caratterizzato da due componenti:

a) gli effetti sulle percezioni, sui riferimenti spazio-temporali, sull'attività mentale, determinano nei consumatori una esperienza che ha qualche analogia con quella delle droghe psichedeliche;
b) un effetto calmante, anti-ansia, rilassante, spesso soporifero, che viene segnalato da molti consumatori.
Un quadro complessivo degli effetti della cannabis viene delineato dalla tabella 1, relativa ad una ricerca eseguita a New rork nel 1971 su 100 consumatori regolari (almeno 50 volte negli ultimi sei mesi).

La ricerca di Halikas riguarda soggetti giovani all'inizio degli anni 80; i soggetti tendono a riferire gli effetti che considerano più piacevoli o comunque più significativi. Una ricerca eseguita in un contesto dverso (soggetti adulti, anni 80) è riportato nella tab. 2 al cap. 4, e contributisce a completare il quadro complessivo degli effetti.